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Emozioni, depressione e cibo

Diceva Voltaire: “Nulla sarebbe più faticoso di mangiare e bere se Dio, oltre che una necessità, non ne avesse fatto un piacere”. In effetti, da sempre il cibo ha rappresentato per l’uomo non solo un’esigenza fondamentale per il soddisfacimento dei bisogni energetici dell’organismo, ma anche uno dei piaceri basilari della vita. Troppo spesso, anche se sazi, andiamo alla ricerca di cibi allettanti e appetitosi, obbedendo a un impulso, a volte irrefrenabile, proveniente dalle regioni del cervello che mediano l'esperienza del piacere con il preciso scopo di nutrire le emozioni piuttosto che il corpo. Il cibo diventa, così, una vera e propria droga che consente di soddisfare quella che è stata opportunamente definita “fame edonica” e concedere un almeno momentaneo sollievo dagli stress e dalle ansie della vita quotidiana.

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Le nuove forme dei Disturbi Del Comportamento Alimentare

Se i termini Bulimia e Anoressia sono ormai entrati nel linguaggio comune per indicare disturbi del comportamento alimentare, ce ne sono altri che si stanno sempre più diffondendo, soprattutto nella popolazione giovanile, meno conosciuti ma non per questo meno pericolosi e invalidanti per il soggetto che ne soffre. Come tutti i disturbi psicologici hanno un’eziopatogenesi multifattoriale coinvolgendo fattori sociali, psicologici e biologici, ma per quanto riguarda queste forme moderne di Disturbi Alimentari, sembra che l’elemento socio-culturale giochi un ruolo di primo ordine; potremmo dire che sono disturbi figli della società contemporanea occidentale, dove individualismo, ricerca dell’immagine perfetta e difficoltà di relazione con l’altro fanno da padrone.

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Emotivi anonimi…un film che parla di ansia sociale

Angélique Delange è una maestra cioccolataia con un problema che potremmo definire di ansia sociale per risolvere il quale frequenta un gruppo di sostegnocon persone che hanno il suo stesso problema, chiamato “emotivi anonimi”. Jean-Renè, che possiede una piccola fabbrica di cioccolato chiamato il Mulino di cioccolato, ha anche lui un problema di ansia sociale specifica, essendo terrorizzato dalle donne e dall'intimità con loro.

In precedenza, Angélique aveva studiato come pasticcera ed era diventata una cioccolatiera di prim'ordine in un'altra fabbrica di cioccolato, la Mercier. Un particolare interessante del film è che Angèlique svolgeva la sua attività da casa, totalmente nell'anonimato, tanto che era nota nell'ambiente soltanto con il nomignolo di "eremita". In una scena del film viene mostrato quello che è un tipico comportamento dei pazienti con ansia sociale: evitare il contatto con gli altri, che li imbarazza e li fa sentire inadeguati (nonostante sia vero il contrario!) .

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Donne che amano troppo….quando una relazione d’amore fa soffrire

                                                                                       Se un individuo è capace di amare positivamente, ama  anche se stesso;
se può amare solo gli altri non ama affatto

ERICH FROMM, L'arte di amare

                                                                                             

Il titolo di questo articolo è ripreso da un libro famosissimo “Donne che amano troppo”, scritto da Robin Norwood, psicoterapeuta americana che si occupa di dipendenze, dalle più tipiche e conosciute come la dipendenza da alcol e altre droghe, a quella forse meno riconosciuta dai non addetti ai lavori come forma di dipendenza, ma che invece può essere fonte di grandi sofferenze, “la dipendenza affettiva”. La tendenza ad amare troppo, restando inchiodate in relazioni insoddisfacenti, non rispondenti ai nostri bisogni di amore, cura, attenzione o avere estrema difficoltà a troncarle sembra essere un fenomeno tipicamente o prevalentemente femminile.

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